Accadde oggi 11 ottobre

Accadde oggi – 11 ottobre

L’11 ottobre 1928 nacque a Londra Alfonso Antonio Vicente Eduardo Ángel Blas Francisco de Borja Cabeza de Vaca y Leighton, 17esimo Marchese di Portago. Figlio di un nobile spagnolo e di un’irlandese, il giovane Alfonso crebbe a Biarritz mentre il padre combatteva con i rivoltosi del Generale Franco nella Guerra Civile Spagnola. Non avendo difficoltà economiche, poté dedicarsi a diverse discipline sportive, arrivando ad essere parte della squadra olimpica spagnola di bob e a disputare grandi competizioni di ippica come il Grand National. Amava in misura eguale il pericolo e le donne e quando, nel 1953, incontrò a New York l’importatore Ferrari Luigi Chinetti, che lo invitò a fargli da co-équipier nella Carrera Panamericana, Alfonso accettò immediatamente. S’innamorò delle corse automobilistiche, tanto che acquistò una vettura di Maranello per competere nelle gare Sport. Nel 1955 Enzo Ferrari gli vendette una monoposto di Formula 1 che però andò distrutta nell’International Trophy a Silverstone, dove de Portago si ruppe una gamba. Per la Scuderia disputò cinque Gran Premi iridati, ottenendo quale miglior risultato il secondo posto a Silverstone nel 1956, quando cedette il volante al compagno Peter Collins. La stagione 1957 lo vide ancora partire come pilota ufficiale della Scuderia, con cui arrivò quinto nel Gran Premio d’Argentina ma poi, il 12 maggio, avvenne nel corso della Mille Miglia il tragico incidente di Guidizzolo in cui persero la vita de Portago, il suo navigatore Edmund Nelson e dieci spettatori.

“Era un uomo di estremo coraggio fisico, che lo portava da una pista di bob a un circuito automobilistico, da un percorso ippico a non so quale altro campo sportivo dove ci fosse da rischiare” – scrisse Enzo Ferrari di lui su ‘Piloti, che gente’ – “Non sapeva indietreggiare di fronte alle difficoltà: dopo il primo incidente automobilistico in Inghilterra, il suo impegno e la sua ambizione si fecero ancora maggiori. Ed era, nel complesso, un uomo insolito, sempre inseguito dalla fama di Dongiovanni internazionale, non saprei quanto meritata, sempre guardato come una specie di magnifico barbone, per il suo comportamento trasandato, la sua improbabile igiene estetica, la barba lunga, i capelli lunghissimi, l’immarcescibile giacca di cuoio e il passo dinoccolato. Sulle donne, indubbiamente faceva gran colpo, perché fra l’altro era un giovane alto e bello. Ma in me è rimasta impressa la sua figura di signore, che sapeva sempre emergere dalla voluta rozzezza dell’aspetto. Bravo stradista, avevo chiesto e ottenuto di andare anche sulle monoposto”.

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