Accadde oggi – 18 dicembre

Accadde oggi – 18 dicembre

Il 18 dicembre 2009 fu presentato alla stampa il restauro della monoposto che la Ferrari costruì per disputare la 500 Miglia di Indianapolis del 1953. Fu un esempio di come il reparto Ferrari Classiche, l’ente dell’azienda di Maranello che ha il compito di fornire ai possessori di vetture storiche del Cavallino Rampante il servizio di manutenzione, i ricambi e il certificato di autenticità, poteva ricostruire perfettamente una vettura così particolare nella storia della Ferrari.

Negli anni Cinquanta la 500 Miglia di Indianapolis faceva parte del calendario del Campionato del Mondo ma veniva regolarmente disertata dai costruttori europei. Nel 1952 la Scuderia decise di prendervi parte e modificò in maniera rilevante (telaio, sospensioni, motore) alcuni esemplari (cinque in totale ma solo tre vennero iscritti alla gara) della 375 F1, trasformata così in 375 Indy. Nonostante gli interventi, la monoposto non si dimostrò ancora pronta: Alberto Ascari ottenne la 19esima posizione nelle qualifiche ma in gara dovette fermarsi al giro 40 per la rottura del mozzo della ruota posteriore destra e fu classificato in trentunesima posizione.

Lasciate le 375 Indy ai clienti della NART di Luigi Chinetti, a Maranello si pensò ad un progetto specifico per l’anno successivo. Il prototipo, denominato appunto Monoposto Corsa Indianapolis e contraddistinto dal numero di telaio 0388, però non prese parte poi alla corsa ma fu venduto all’inizio del 1954 a Chinetti, che lo mise a disposizione dei suoi clienti. Oltreoceano, la carriera agonistica della vettura non fu particolarmente degna di nota: nel 1958 Chinetti la iscrisse alla 500 Miglia di Monza dove sarebbe stata guidata dall’americano Harry Schell e, prima di correre sull’ovale brianzolo, fu modificata in fabbrica. Poi, nel 1960, dopo ulteriori modifiche fatte dalla Carrozzeria Fantuzzi, fu collaudata sul circuito di Modena da Cliff Allison, concludendo così la sua attività sportiva.

La Monoposto Corsa Indianapolis fu ritrovata negli USA da un collezionista americano che decise di rimetterla in sesto affidandola alle cure di Ferrari Classiche. Il restauro fu preceduto da un approfondito lavoro di ricostruzione storica per stabilire l’originalità delle varie componenti, analizzandole in corrispondenza con i disegni tecnici presenti nell’archivio di Maranello e giudicandone lo stato di deterioramento al fine di decidere eventuali riparazioni o ricostruzioni.

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