Fernando Alonso

Alonso illumina Singapore per la Rossa

L’ancor breve storia del Gran Premio di Singapore è illuminata, almeno per quanto riguarda la Scuderia Ferrari, dalla fantastica vittoria colta da Fernando Alonso nel 2010. Quell’anno Fernando, reduce dal successo di Monza, dovette dar fondo a tutto il suo enorme talento per piegare la resistenza di Vettel, prima in qualifica e poi durante tutta la gara, trascorsa praticamente per intero con la Red Bull a portata di specchietti, anche in occasione dell’unico pit-stop. Arrivò quindi il Grande Slam per il pilota di Oviedo: oltre alla vittoria e alla pole position, Fernando ottenne il giro più veloce della corsa e restò al comando dalla partenza alla bandiera a scacchi.

Singapore è storicamente una pista favorevole al ferrarista. Su cinque partecipazioni, Alonso è salito quattro volte sul podio: oltre al successo del 2010 ci sono la vittoria del 2008 e i terzi posti del 2009 e del 2012, con il quarto del 2011 come peggior risultato. Molto più avaro di risultati il capitolo singaporiano di Felipe Massa, che ha come miglior piazzamento nella prima gara in notturna della Formula 1 l’ottavo posto, ottenuto due volte (2010 e 2012) mentre una volta si è classificato nono (2011) e un’altra, alla prima edizione di questa corsa, è rimasto fuori dai primi dieci. Eppure, il rapporto di Felipe con questo circuito era iniziato nel migliore dei modi. Nel 2008 il brasiliano fu autore di una fantastica pole position, rifilando sei decimi al secondo, Hamilton, e otto al compagno di squadra Raikkonen. Partito benissimo e nettamente al comando, Felipe diventa passivo protagonista di una delle pagine più buie – e non perché si guastò l’impianto d’illuminazione – della storia recente della Formula 1. Una neutralizzazione provocata da un malandrino, per usare un eufemismo, testacoda di Nelsinho Piquet, costrinse ad un doppio pit-stop i ferraristi: durante le operazioni di rifornimento un errore umano autorizzò l’anticipata ripartenza di Felipe, che lasciò la piazzola quando il tubo non era stato ancora rimosso. Il patatrac in mondovisione rovinò la corsa del brasiliano che, senza quell’episodio, probabilmente avrebbe vinto il Gran Premio, con tutto ciò che avrebbe significato in termini di classifica. La maledizione di Singapore ha perseguitato Felipe anche negli anni successivi: nel 2010 un guasto al cambio in qualifica lo fece partire dal fondo, nel 2011 una foratura provocata da contatto con Hamilton dopo 12 giri lo rimandava in fondo al gruppo e un’altra gomma bucata, stavolta nelle concitate fasi della partenza, rovinava la corsa del brasiliano anche l’anno scorso, anche se una bella rimonta lo riportava alla fine in zona punti.

Se consideriamo che gli altri due piloti – Raikkonen e Fisichella – che hanno corso per la Scuderia in questa gara non sono mai arrivati a conquistare nemmeno un punto iridato, si comprende quanto le sorti – almeno dal punto di vista statistico – della Ferrari siano legate a Fernando Alonso in questo Gran Premio. Del resto, è ai grandi leader che spetta il compito di illuminare la strada e Fernando è certamente uno di loro, come ha dimostrato tante volte in queste sue quattro stagioni in Rosso.

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