Jules Bianchi

Bianchi e la FDA: un legame forte

Il pilota francese racconta i suoi primi mesi in Formula 1

Maranello, 13 luglio – E’ stata una prima metà dell’anno piena di emozioni per Jules Bianchi, soprattutto nei primi mesi. E’ stato quasi come fare un giro sulle montagne russe: la lunga salita – l’attesa per la scelta della Force India, la squadra per cui il pilota francese aveva rivestito nel 2012 il ruolo di terzo pilota – la brusca discesa – come definire altrimenti la delusione per l’esito negativo di quella storia? – e l’immediata risalita, culminata nell’accordo con la Marussia F1 Team, la squadra con cui Jules sta disputando la sua prima stagione da pilota titolare in Formula 1.

In questi sei mesi non si è però mai interrotto il legame con la Ferrari Driver Academy, il programma dedicato ai giovani piloti, anche se – visti i tanti impegni – le visite di Jules a Maranello sono diventate più rade.

“E’ vero, vengo meno spesso qui rispetto agli anni scorsi perché, oltre alle gare ci sono tante altre cose che devo fare con la mia nuova squadra” – spiega Jules a www.ferrari.com nel corso di una pausa di un evento promozionale con la FDA svoltosi sulla Pista di Fiorano – “Vado di frequente nella sede del team per parlare con gli ingegneri e prima di ogni Gran Premio ci sono sempre delle sessioni al simulatore. Però continuo ad essere in contatto con Luca Baldisserri: parliamo al telefono anche durante il weekend di gara e i consigli che mi dà sono sempre utili. Devo dire che essere arrivato al mio primo anno da titolare con il bagaglio d’esperienza che mi ha fornito la FDA è stato veramente importante: non solo per quanto riguarda gli aspetti tecnici ma anche per tutto il resto, come la gestione dei rapporti con gli sponsor e quelli con i media. Sicuramente un plus nella mia fase di avvicinamento alla massima serie”.

“Sono molto contento di aver avuto l’opportunità di fare finalmente il mio debutto in Formula 1: ad un certo punto quest’inverno non ci speravo più” – racconta Jules – “I giorni passavano e Force India non dava una risposta che attendevamo da settimane. Poi, quando mi ha chiamato Stefano Domenicali per dirmi che la chance era sfumata è stata davvero una grande delusione ma, per fortuna, è durata solo poche ore. Da Maranello è arrivata infatti un’altra telefonata che mi diceva di prepararmi per andare a Barcellona dove era in corso l’ultima sessione di test: c’era la possibilità di andare alla Marussia! All’inizio non volevo farmi illusioni ma poi la speranza è diventata sempre più forte e, quando ho preso le misure per il sedile, sentivo che ormai ce l’avevo fatta, anche se mancavano ancora alcuni dettagli contrattuali da sistemare”.

Da quel momento in poi le prospettive sono cambiate. “Sì, ho sentito un grande sollievo e sono grato a tutti quelli che mi hanno aiutato a raggiungere uno degli obiettivi che mi ero posto all’inizio della mia carriera, come la Ferrari e il mio manager, Nicolas Todt” – dice Jules – “Mi sono sentito subito a mio agio in Marussia e ho percepito subito la differenza d’atmosfera in una squadra fra essere titolare e terzo pilota: c’è molto più coinvolgimento e ci si sente parte integrante di un progetto. Cambiano anche i rapporti con gli altri piloti: ora mi guardano con una diversa considerazione”.

“La settimana prima di Melbourne ero totalmente concentrato sulla gara, non c’era spazio per altro nella mia testa” – ci racconta – “Sono andato quattro giorni presso la sede della squadra per stare insieme e conoscere meglio tutte le persone e la domenica sono partito per l’Australia. Onestamente, una volta lì, non sentivo una pressione eccessiva, né prima della qualifica né prima della gara: anzi, ero molto più rilassato di quanto non lo fossi ad esempio l’anno scorso durante il weekend di gara delle World Series! E’ chiaro che gli obiettivi qui sono diversi: la nostra vittoria è stare davanti alla Caterham. Se mi manca la lotta per il successo? Ogni pilota vuole vincere ma l’importante è riuscire a crearsi gli stimoli giusti ed è quello che sto facendo. Sono contento di come sono andate le prime gare, peccato soltanto per l’ultima…”.

Per Jules c’è un sogno che ancora rimane ben fermo nel cassetto: “Sì, è sempre lì ed è inutile parlarne… tanto lo sapete tutti di che colore è!”

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