GP di Gran Bretagna – Una tradizione che si rinnova

GP di Gran Bretagna – Una tradizione che si rinnova

Quando in “Grand Prix”, lo straordinario film di John Frankenheimer del 1966, si arriva al Gran Premio di Gran Bretagna, appaiono una banda militare che suona sulla griglia, lo show della pattuglia acrobatica della RAF, le “Red Arrows”, qualche membro della famiglia reale, un gran pubblico sulle tribune e Jackie Stewart. Più di quarant’anni dopo la scena non è molto cambiata: la tappa britannica del Mondiale fa della tradizione la sua caratteristica principale e non poteva essere altrimenti visto che, insieme alla gara di casa della Scuderia Ferrari a Monza, è l’unico appuntamento ad essere rimasto sempre presente nel calendario iridato.

La pausa successiva al Gran Premio del Canada è stata più lunga del normale, con tre settimane al posto delle consuete due. Fra gli addetti ai lavori qualcuno ne avrà approfittato per ricaricare le batterie in una stagione molto stressante come questa ma, sicuramente, non ci sono state ferie per nessuno alla Scuderia Ferrari, piloti compresi, come ha spiegato Felipe Massa, tornato in Europa dopo qualche giorno trascorso a San Paolo del Brasile: “In passato si facevano dei test fra una gara e l’altra ma, con il divieto di fare delle prove durante il campionato, è diventato ancor più importante l’allenamento per cercare di mantenersi in forma”. Il lavoro sulla condizione fisica non si ferma nemmeno quando inizia quello tecnico: “Sono stato a Maranello un paio di giorni al simulatore e ho incontrato i miei ingegneri ma anche lì ho trovato il modo di lavorare sulla parte fisica” – ha detto il pilota brasiliano – “Fa parte del mio programma fra una gara e l’altra così mi sento al 100% pronto per il Gran Premio di Gran Bretagna. Credo che la nostra vettura potrà essere competitiva sulla pista di Silverstone, le cui caratteristiche sono simili a quelle di Shanghai e Barcellona. E’ un tracciato vecchio stile, con delle curve veloci cui dovrebbe adattarsi bene la F138 quindi mi aspetto di fare un buon fine settimana. L’obiettivo è fare tanti punti e salire ancora sul podio”.

Fino ad oggi non è mai riuscito a piazzarsi fra i primi tre in Gran Bretagna ma a Felipe piace ogni aspetto dell’appuntamento di Silverstone: “E’ una pista fantastica, innanzitutto per la sua conformazione incredibile, con curve veloci e quei cambi di direzione che piacciono tanto a noi piloti, anche se ci sono alcune curve più lente. L’atmosfera è fantastica perché gli inglesi amano la Formula 1. La maggior parte delle squadre sono ancora basate in questo paese e i tifosi sono pazzi per questo sport: c’è sempre tanto pubblico ogni giorno ed è un piacere guidare con le tribune piene”.

Sembrerà strano ma un pilota proveniente dal Brasile sembra essere più eccitato all’idea di andare a Silverstone rispetto ad un direttore tecnico che in Inghilterra è nato e cresciuto. “Ogni gara ha la stessa importanza quindi non vedo Silverstone come un appuntamento speciale” – ha commentato Pat Fry – “Ad essere onesti, tutte le gare sono uguali per me: cerchiamo di vincere e di fare il nostro meglio ogni volta, che si svolgano a Silverstone, a Barcellona o a Montreal. L’obiettivo è identico: fare il massimo con quello che abbiamo a disposizione”.

Fry e il suo gruppo di ingegneri hanno lavorato assiduamente dopo Montreal sul doppio compito di proseguire lo sviluppo della F138 e sulla preparazione della vettura alla veloce e fluente striscia d’asfalto stesa lungo i 5,891 chilometri di Silverstone. “Abbiamo dedicato tanto tempo all’analisi dei dati delle ultime gare, sia per quanto riguarda l’aerodinamica che il comportamento delle gomme, cercando di mettere insieme il miglior pacchetto possibile per Silverstone” – ha continuato il DT di Maranello – “Abbiamo qualche aggiornamento in arrivo per questa gara e dobbiamo fare in modo di essere preparati nella maniera migliore per sfruttarne il potenziale. L’analisi dei dati provenienti dalla galleria del vento è stata effettuata pensando a quale possa essere il miglior assetto della monoposto su questo tracciato, utilizzando le novità in arrivo”.

Sebbene i dati delle ultime gare siano stati certamente utili nella preparazione di Silverstone, le caratteristiche del circuito inglese differiscono abbondantemente da quelle dei due tracciati che lo hanno preceduto in calendario. “Monaco e Montreal sono molto diversi dai circuiti tradizionali” – ha detto Fry – “Il primo fa storia a sé mentre a Montreal è tutta questione di trazione, come in Bahrain. A Silverstone, invece, il punto decisivo è il comportamento sulle curve veloci che si susseguono l’una all’altra: se proprio vogliamo fare un paragone ci sono dei punti in comune con Barcellona. Peraltro, ci sono delle sfide specifiche che bisogna affrontate su questa pista: con così poche curve lente, bisogna cercare di far funzionare la vettura al meglio in quelle veloci. Ciò significa ottimizzare l’altezza da terra e scegliere la configurazione aerodinamica per ottenere la miglior prestazione possibile in quest’area”.

All’origine Silverstone era un aeroporto e ancora oggi ne utilizza alcune sezioni. Con le sue curve veloci e i brevi rettilinei, la pista è molto impegnativa per uomini e macchina. La superficie è in parte piuttosto ondulata e, in combinazione con l’abrasività dell’asfalto e le numerose curve veloci, hanno reso quasi obbligata la scelta delle mescole Medium e Hard da parte della Pirelli. Il tracciato non è certo favorevole ai sorpassi quindi la FIA ha introdotto una seconda zona d’utilizzo del DRS, sul rettilineo dell’Hangar, che dovrebbe migliorare la situazione.

Un fattore su cui la Federazione non ha alcun potere è il meteo: ci si possono aspettare temperature fra gli 8 e i 28 °C, con la minaccia della pioggia sempre presente. A volte può succedere che piova su una parte del tracciato mentre il resto rimane asciutto. Ciò significa che le comunicazioni all’interno delle squadre devono essere molto chiare e precise, un compito che spetta soprattutto a chi siede sul muretto, di fronte al box al di là della pit-lane. “Sul muretto ci sono i due ingegneri di pista che, nei fatti, controllano tutta la comunicazione con i rispettivi piloti” – ha spiegato Fry – “C’è un altro tecnico che ha il compito di coordinare i meccanici e fare in modo che tutto sia pronto in occasione dei pit-stop. Inoltre, siamo in costante collegamento con il remote garage a Maranello, dove i nostri ingegneri seguono in tempo reale ogni dettaglio di ciò che avviene in pista, e con loro parliamo in continuazione della strategia la domenica. Il muretto è collegato anche con il retro box dove vengono seguiti tutti gli aspetti relativi all’affidabilità delle due vetture: nei fatti, veniamo informati soltanto quando qualcosa non funziona perché noi siamo totalmente concentrati sulla prestazione”.

N. B.: messaggio per chi ha già alzato la mano per segnalarlo: sì, lo sappiamo, in “Grand Prix” il Gran Premio di Gran Bretagna si svolgeva a Brands Hatch… J!

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