Fernando Alonso

GP di Gran Bretagna – Una trasferta ricca di successi

La Formula 1 non è il calcio e certi paralleli sono spesso arditi ma affermare che la Ferrari a Silverstone giocherà fuori casa non è sicuramente azzardato. In un’area di poche decine di chilometri quadrati attorno al circuito che ha ospitato ben 46 delle 63 edizioni (le altre due sedi furono Aintree e Brands Hatch) del Gran Premio di Gran Bretagna – insieme a quello d’Italia l’unico sempre presente nel calendario iridato – hanno la sede operativa ben otto delle undici squadre iscritte al Mondiale. Logico quindi che Silverstone sia probabilmente l’unica pista dove i tifosi della Scuderia siano una minoranza, per quanto molto numerosa, vista la grande popolarità che circonda il marchio del Cavallino Rampante anche nel Regno Unito. E’ vero che vincere a Silverstone dà gli stessi punti di qualsiasi altra pista – lo ripetono in coro piloti e tecnici – ma per un tifoso un successo in questa corsa un pizzico di soddisfazione in più lo dà senz’altro.

Di vittorie nel Gran Premio di Gran Bretagna la Scuderia ne ha conquistate più di ogni altro rivale. Sono infatti 16 i successi in questa corsa, il primo nel 1951 con José Froilan Gonzalez: fu quella la prima delle 221 vittorie della Ferrari nella massima competizione automobilistica ma quest’anno, purtroppo, non ci sarà più il piacere di rievocarla insieme al pilota argentino, scomparso qualche giorno fa a Buenos Aires: a lui, che fra l’altro mise la firma anche su un altro successo, quello del 1954, sarà dedicato un ricordo speciale da parte della Scuderia durante il fine settimana di Silverstone.

Altri due argentini hanno portato una Ferrari davanti a tutti nel Gran Premio di Gran Bretagna – Juan Manuel Fangio nel 1956 e Carlos Reutemann nel 1978 – ma sono stati i piloti tedeschi quelli che hanno conquistato più successi (4): una volta vinse Wolfgang von Trips (1961) e tre Michael Schumacher (1998, 2002 e 2004). Gli altri piloti della Rossa che si sono imposti in questa gara sono stati Alberto Ascari (1952 e 1953), l’eroe di casa Peter Collins (1958), Niki Lauda (1976), Rubens Barrichello (2003), Kimi Raikkonen (2007) e Fernando Alonso (2011).

Un paio delle sedici vittorie ferrariste in trasferta furono a dir poco rocambolesche. Nel 1998 Schumacher s’impose tagliando il traguardo nella pit-lane: in una gara caratterizzata dalla pioggia, il pilota tedesco scontò proprio all’ultimo giro uno stop-and-go che gli era stato inflitto per aver effettuato un doppiaggio con le bandiere gialle esposte, una mossa astuta ma perfettamente conforme alle regole da parte dell’allora direttore sportivo Stefano Domenicali. Nel 2003 trionfò il suo compagno di squadra Barrichello, quel giorno davvero in forma, ma la corsa passò alla storia per l’invasione di pista di un uomo in kilt, il pastore irlandese Cornelius Horan, che brandiva un cartello con la scritta “Read the Bible”: a Rubens portavano sicuramente bene le invasioni, visto che il suo primo successo in Formula 1, a Hockenheim nel 2000, fu contrassegnato proprio da un episodio analogo.

Il pilota di Oviedo ha al suo attivo anche un altro successo oltre a quello dello scorso anno, ottenuto nel 2006 con la Renault, e in tre occasioni (2005, 2007 e 2012) si è classificato al secondo posto. Silverstone è la pista dove Fernando ha ottenuto più pole position nella sua carriera (3), l’ultima proprio nel 2012 quando fece sfoggio del suo straordinario talento di guida sul bagnato. Tre sono stati anche i giri più veloci ottenuti in gara da Fernando su questo tracciato (2006, 2010 e 2011). Non altrettanto positivo il bilancio di Felipe Massa a Silverstone. Il brasiliano non è mai riuscito a salire sul podio e ha il quarto posto come miglior risultato, ottenuto due volte (2009 e 2012), mentre in tre occasioni si è piazzato al quinto posto.

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