Fernando Alonso

GP di Singapore – Il turno di notte

Maranello, 17 settembre – Dopo aver salutato l’Europa al termine del Gran Premio d’Italia, il circo della Formula 1 ha imboccato un lungo percorso che prevede la prima tappa a Singapore ed un susseguirsi di appuntamenti che si concluderanno a San Paolo, in Brasile. Il calendario 2013 è entrato nella frenetica fase finale, che prevede ben sette Gran Premi nell’arco di dieci settimane. Il programma, dai tempi molto ristretti, comporterà una vera e propria sfida logistica che inizierà dall’Asia Orientale per poi spostarsi in quella Centrale e in Medio Oriente per completare il tour nel continente americano, prima nella parte settentrionale e poi in quella meridionale. Ufficialmente mancano 2.142,189 chilometri di gara per completare la stagione 2013, ma per permettere a tutti gli addetti ai lavori di raggiungere questo obiettivo, la distanza da percorrere, in termini logistici, sarà decisamente maggiore.

I continui spostamenti sono un aspetto del lavoro cui i piloti della Scuderia Ferrari si sono abituati da tempo: “”Il calendario sta entrando in una fase piuttosto stressante” – conferma Fernando Alonso – “Con una sequenza di sette trasferte extra-europee. Ho usato il periodo di vacanza nel mese di agosto per preparami fisicamente al meglio in vista del finale di campionato, una fase che alle difficoltà ordinarie aggiungerà continui cambiamenti di fuso orario”.

Felipe Massa ha un approccio diverso rispetto al suo compagno di squadra: “Non ho fatto una preparazione mirata in modo particolare al finale di campionato” – spiega il brasiliano – “Mi alleno tutti i giorni, che sia a casa o in viaggio o in un hotel. Diciamo che l’attività fisica mi segue ovunque, con la sola eccezione del tempo che trascorro in aereo! Credo sia importante la costanza con cui ci si allena e i risultati si vedono, sia nella preparazione fisica che in quella mentale. A mio parere Singapore è una delle gare più faticose del calendario, anzi credo sia la più dura. E’ il Gran Premio più lungo, visto che si arriva sempre a completare le due ore di gara, ed il tasso di umidità è molto elevato, nonostante si corra di notte. Dentro la monoposto si suda parecchio e non c’è molta aria che entra nell’abitacolo perché la velocità media è piuttosto bassa. Considerando tutti gli aspetti credo che sia la corsa più dura sia per il fisico che per la concentrazione mentale. Correre di notte riduce la visibilità e in più ci sono anche le difficoltà tipiche dei tracciati cittadini, ovvero l’essere sempre molto vicini alle barriere. Con la luce artificiale la visibilità è buona ma è impossibile riprodurre le condizioni che ci sono di giorno con quella solare. In generale l’atmosfera che si crea è molto bella e decisamente caratteristica, ed offre sia a noi che agli appassionati un evento unico”.

Fernando può vantare risultati di assoluto rilievo sul circuito cittadino di Marina Bay ed è impaziente di iniziare il fine settimana più atipico della stagione, nel quale la colazione viene consumata all’una del pomeriggio e la cena è servita dopo la mezzanotte. “Questa è una gara molto impegnativa sia dal punto di vista fisico che mentalmente” – conferma Alonso – “Perché lo svolgimento notturno comporta il cambiamento di tutti gli orari del weekend a cui siamo abituati. La corsa è impegnativa, non c’è margine di errore, ma è una pista che mi piace sulla quale ho ottenuto buoni risultati, quattro podi nelle cinque gare finora disputate. Anche quest’anno affronto questo appuntamento con la consapevolezza di poter ottenere buoni riscontri e con la fiducia che ci sia tutto quello che occorre per far bene. Come in tutti i circuiti cittadini, anche a Marina Bay c’è sempre il rischio di commettere un piccolissimo errore che può trasformarsi in un problema importante. L’ultimo settore è il tratto più insidioso, in particolare le curve ‘18’ e ‘19’, che passano sotto una tribuna, sono quelle in cui si rischia di più, dove è facile commettere un errore. Basta una piccola perdita di concentrazione e si corre il rischio di terminare la corsa contro le barriere”.

Come accade in tutti i tracciati con queste caratteristiche, anche a Singapore non ci sono tratti di pista che permettono ai piloti di riprendere fiato. “Per questo motivo non credo sia possibile individuare una zona del circuito più importante di un’altra” – spiega Felipe – “Tutti i settori hanno lo stesso tasso di difficoltà. Se si commette il minimo errore si paga un prezzo elevato, in qualsiasi zona. Bisogna fare attenzione ad ogni curva, che non sono poche: un giro di questo tracciato equivale a due tornate di quello monegasco. La precisione di guida è fondamentale, soprattutto in qualifica quando c’è la necessità di percorrere il giro perfetto mettendo insieme i migliori intermedi. Credo che sia più difficile vincere a Singapore rispetto a Montecarlo. La pista è più lunga e complicata, un giro è di circa 1 minuto e 48 secondi, mentre a Monaco è molto più breve”.

Come per il più famoso ‘cugino’ monegasco, anche il tracciato di Marina Bay mette a dura prova l’impianto frenante, il cambio e le sospensioni. Per essere competitivi qui ci vuole tanto carico aerodinamico, da sfruttare sia per fare il tempo in qualifica sia durante i 61 giri previsti per la gara: sarà un test molto importante per tutte le monoposto al via. Come sottolineato da Fernando a Monza, il Gran Premio di Singapore sarà una cartina di tornasole più precisa di Spa o Monza sui progressi compiuti dalla F138 nelle ultime settimane.


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