Tensione, numeri e tempismo: vita da telemetrista

Tensione, numeri e tempismo: vita da telemetrista

Maranello, 4 agosto – In Formula 1 si sente spesso parlare di telemetria, di quanto sia sofisticata e di quanto sia indispensabile. La telemetria è però anche molto complessa. Per provare a capirne di più ne abbiamo parlato con Andrea Beneventi, Responsabile Gestione Prodotto Elettronica della Scuderia Ferrari. Andrea, 47 anni, in Ferrari dal 2000, è uno dei massimi esperti in materia.

Migliaia di parametri. “Sotto il nome di telemetria viene normalmente inteso quel sistema che è in grado di raccogliere e rendere fruibili i dati e i parametri collegati al funzionamento della vettura – spiega a www.ferrari.com – Ogni componente è infatti monitorato in continuazione. Per gli ingegneri e i piloti questo è fondamentale, perché permette di individuare più facilmente i problemi e di correggerli andando a colpo sicuro”. Ciò nonostante bisogna fare delle scelte: “Ovviamente è impossibile tenere sotto controllo continuamente tutti i dati della vettura perché i canali di monitoraggio sono limitati ad un migliaio ma i parametri e i sensori che sono installati sulla vettura possono essere anche il doppio. Bisogna allora avere la capacità di richiamare in tempi brevissimi l’informazione che serve. Può capitare infatti che un pilota lamenti un comportamento strano della vettura. In quel caso gli ingegneri vanno in cerca delle cause che potrebbero provocare quel comportamento, richiamando i dati dalle componenti sospettabili di quel malfunzionamento. Più abili e veloci sono gli ingegneri, prima il problema verrà individuato e risolto”.

Numeri impressionanti. La telemetria ha fatto passi da giganti. Fino a una ventina di anni fa i dati di un intero Gran Premio potevano essere immagazzinati in un floppy disk, ora servono interi hard disk. Ad ogni giro, mediamente, una vettura di Formula 1 raccoglie dati per 35 megabyte, che in un weekend di gara per due vetture diventano circa 30 gigabyte. “Nessuna categoria dell’automobilismo ha una telemetria efficiente come la Formula 1 – afferma Beneventi – La GP2, ad esempio, ha probabilmente il 35-40% in meno di parametri monitorati, perché la complessità della telemetria è legata a quella della vettura. Oggi una telemetria molto sofisticata è ad esempio quella delle vetture che disputano la 24h di Le Mans”.

Strumento fondamentale. In un weekend di gara, all’interno della Scuderia Ferrari, ci sono non meno di cento persone tra pista e remote garage di Maranello che osservano i dati forniti dalle centraline delle vetture e l’analisi prosegue anche nelle settimane successive alla conclusione della gara. Le informazioni arrivano via radio, in gergo in “real time”, con un ritardo di appena 2-4 secondi sulla realtà. Il gran numero di ingegneri che monitora i dati serve dunque a cercare di offrire al pilota le risposte più precise possibili alle sue richieste. Per il pilota saper condurre un’attenta analisi della telemetria è dunque fondamentale. Ad aiutarlo in questo compito ci sono l’ingegnere di macchina e l’ingegnere veicolista, questi hanno l’abilità di interpretare in brevissimo tempo e con grande precisione i dati principali e che concorrono all’ottenimento del miglior tempo sul giro. Durante prove e qualifiche, gli ingegneri mostrano al pilota i dati dei giri precedenti, indicandogli dove potrebbe provare a guadagnare qualche centesimo per migliorarsi. Per questo vivere quasi in simbiosi, tra ingegnere di pista, veicolista e pilota si deve creare anche un vero e proprio rapporto di fiducia.

Telemetristi si diventa. Padroneggiare la telemetria non è facile. L’insieme di dati, la sua complessità, la frenesia con la quale arrivano, la capacità di reagire alle difficoltà che man mano si presentano, fanno sì che ci sia un vero e proprio percorso, peraltro niente affatto facile, prima di diventare un addetto all’analisi dei dati. “Di solito si tratta di ingegneri informatici o specializzati in controlli. Noi della Scuderia Ferrari facciamo un gran numero di prove, abbiamo delle sale apposite in cui simuliamo diverse situazioni. Questo serve a chi deve imparare ma anche a tutto il team perché non accada mai di restare spiazzati di fronte a un problema reale. Normalmente un ingegnere addetto all’analisi dei dati deve effettuare un tirocinio che non dura meno di sei mesi ma può arrivare anche a un anno. Inoltre non è detto che tutti riescano a completare il percorso. In questo senso entra in gioco anche il carattere delle persone. È davvero molto complesso” – continua Beneventi – “I telemetristi sono tra i primi ad arrivare al circuito: aiutano a montare il box e poi attrezzano il garage di tutti i cablaggi che sono necessari. Il loro weekend è vissuto in simbiosi con il pilota, la gara anche per loro è una maratona di oltre novanta minuti. Da restare senza fiato”, conclude.

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