Jerusalem Peace Road Show

Una lunga vita dopo le corse per le Ferrari di Formula

Gerusalemme, 15 giugno – Una monoposto di Formula 1, nel caso specifico una Ferrari, di solito “vede” poco meno di una ventina di posti nella sua vita, quelli che ospitano i Gran Premi della sua stagione agonistica. Ce ne sono alcune però che hanno una storia più lunga, che le porta in giro per il mondo, spesso in luoghi che quasi certamente non vedranno mai svolgersi una gara vera e propria. Ci sono le monoposto che vengono vendute ai clienti, che di norma vengono utilizzate soltanto sui circuiti in occasione degli eventi organizzati da F1 Clienti, la branca del Dipartimento Corse Clienti della casa di Maranello, ma anche quelle che la Scuderia utilizza per gli eventi promozionali, come il Jerusalem Peace Road Show.

La F60 che ha incantato le centinaia di migliaia di persone presenti in questi due giorni a Gerusalemme non avrà magari avuto una storia sportiva particolarmente eccitante – nel 2009 vinse solo una gara, il Gran Premio del Belgio, con Kimi Raikkonen alla guida – ma passerà sicuramente alla storia per essere stata la prima monoposto di Formula 1 ad attraversare le strade di una città che nella Storia ha un posto da migliaia di anni. Lei e le sue “sorelle” – dalla F2008 alla F10, tanto per citare le protagoniste delle esibizioni di quest’anno – hanno visitato luoghi affascinanti, come il lungomare di Rio de Janeiro e le strade del centro di Varsavia, e altri ben più conosciuti, come i circuiti di Yas Marina e Shanghai. La prossima tappa sarà Mosca dove, sotto le mura del Cremlino, si svolgerà una nuova edizione di un evento ormai nella tradizione come il Moscow City Racing, ma altri appuntamenti sono previsti nel calendario di F1 Clienti.

A prendersi cura di queste vetture c’è un gruppo di una ventina di persone, tutte di provata esperienza ma, soprattutto, animate da una grande passione per la Formula 1. Lo fanno a Maranello, dove vengono preparate con la stessa attenzione che veniva riservata loro prima di ogni gara, e poi su tracciati spesso improvvisati, ben lontani in termini di asfalto e infrastrutture da ciò che si trova normalmente nella sede di un Gran Premio. Non è un caso che la partecipazione della Ferrari ad un evento come quello svoltosi a Gerusalemme sia iniziata oltre due mesi prima, con un’ispezione del percorso effettuata dai tecnici di Maranello. Di solito sono le condizioni dell’asfalto e le misure di sicurezza per il pubblico i temi che attirano maggiormente l’attenzione degli uomini in rosso: far passare una monoposto di Formula 1 sulle strade quotidianamente percorse da ogni tipo di mezzo a motore non è una cosa così scontata, se non nel Principato di Monaco, dove però c’è un’esperienza di oltre cinquant’anni alle spalle. Un altro aspetto da curare nei dettagli è l’area dove vengono ospitate le vetture (c’è sempre un muletto, per ogni evenienza) perché ovviamente si tratta di strutture quasi sempre temporanee: va improvvisato un box stile Gran Premio e la creatività dei meccanici viene spesso messa alla prova. La quantità di persone che segue ogni evento varia in funzione del programma: se non è previsto il pit-stop allora ne basta una decina, in caso contrario si arriva a diciotto. Sono oltre quindici le casse di materiale che vengono spedite, un quantitativo che può sembrare elevato ma non dove poi sorprendere troppo: nei fatti, vengono gestite le operazioni base che vengono svolte durante un weekend di gara, dalla gestione del motore a quella dei freni e delle gomme, dalla telemetria alle trasmissioni radio. Tutti lavorano con grande passione, nonostante le condizioni ben diverse rispetto a quelle di un Gran Premio. E’ vero che manca l’adrenalina che solo la competizione può dare ma tutti sentono la responsabilità, l’onore e il piacere di continuare a rappresentare in tutto il mondo la squadra più vincente nella storia dell’automobilismo sportivo. E poi c’è anche l’opportunità di vedere luoghi diversi o di sviluppare passioni nuove, come quella nelle tecnologie per le riprese on board, uno dei “pallini” di Gianni Petterlini, storico capomeccanico della Scuderia e oggi coordinatore dei meccanici di F1 Clienti

Impegno e passione si concretizzano in una cinquantina di chilometri percorsi in media ad ogni giornata di evento. Pochi, si dirà, ma sufficienti per mandare in visibilio le persone di ogni età, sesso, religione, razza che hanno avuto e avranno ancora la fortuna di vedere davvero da vicino bolidi come la F60 sfrecciare sulle strade delle loro città, come si è visto in questa due giorni di Gerusalemme. I sorrisi di quelle persone valgono la pena, per la Ferrari e per la Formula 1 in generale: su questo non ci sono dubbi di sorta.

Giancarlo Fisichella

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