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Ferrari Racing Stories – Episodio 16: GP Stati Uniti

Inventiva,
grinta e cuore

“E Kvyat sta bene?” Allora: sei partito tredicesimo, settima fila, in un weekend in cui montare un motore nuovo – e incassare la relativa penalizzazione – è solo uno dei problemi.

Hai sfidato la coda dell’uragano Patricia, che ha trasformato le praterie del Texas in una sfida per canotti. Hai dovuto inventarti un assetto da asciutto passando attraverso prove annullate, qualifiche rinviate, passando la Q1 per il rotto della cuffia dopo aver baciato il guard rail, e arrivando al quinto miglior tempo. Hai recuperato quattro posizioni al primo giro, lottato – e vinto – con Red Bull, Toro Rosso, Force India, arrivando a dare fastidio alle Mercedes.

Hai pagato un prezzo esagerato per una safety car che manda in tilt una strategia basata sulle gomme più dure: sei risalito nonostante tutto in zona podio, hai messo paura alle Mercedes, tenuto aperto fino all’ultimo giro il discorso Mondiale Piloti, e riesci anche a preoccuparti per un collega che è andato a sbattere, aprendo la radio per sapere come sta?

Va bene che ti chiami Seb Vettel, ma non finirai mai di stupirci.
E di farci sognare.

Così, una gara che sembrava dannata in partenza si trasforma in un’altra occasione di gioia. Per la velocità mostrata, per la grinta dimostrata, per quel secondo posto nel mondiale Costruttori (e nel Piloti sei ancora n.2) che adesso è matematicamente in cassaforte.

E poteva essere anche più rotondo, il risultato, se Kimi non si fosse fatto tradire dalle gomme ancora fredde uscendo dai box. Ma anche così, la sua voglia di tornare in pista facendo a pezzi un cartellone pubblicitario (e un condotto dei freni, purtroppo) è una

dimostrazione di spirito. Dello spirito giusto. Qualcun altro avrebbe cercato di limitare i danni. Ma questa è la Ferrari.
E la Ferrari, fino all’ultimo, lotta per portare a casa il massimo dei risultati, alla faccia dell’handicap in partenza.

Una gara che sembra fatta apposta per il pubblico americano (che se lo merita, dopo le attese al freddo in tribuna) diventa un’icona per l’italianità. Inventiva, grinta, voglia di riuscire e di stupire. Come quando, nel finale, si provano tutte le armi per sfidare anche Rosberg.

E alla fine, il distacco dal vincitore si misura in tre secondi e rotti. A proposito: Kvyat sta benissimo, e anche questa è una bella notizia.

Arrivederci

30, 31, 1 novembre 2015

Città del Messico

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